Il web, l' intelligence e le nuove tecnologie

di Francesco Palladino Callaioli

Professor Mario Caligiuri

E' un dato di fatto che il progresso tecnologico degli ultimi 50 anni sia stato esponenzialmente superiore rispetto a quello degli ultimi 5000 anni. Droni militari e non, scoperte ed innovazioni nella genetica, nella bioingegneria, nelle esplorazioni spaziali, nelle tecnologie di uso comune ed in qualsiasi altro campo l' uomo moderno si sia cimentato nella ricerca. Se da una parte questo ci porta a guardare al futuro con un occhio sempre più incuriosito ed affascinato dalle possibilità che ci si prospettano, dall' altra cresce dentro ognuno di noi la preoccupazione su come queste innovazioni tecnologiche e scientifiche, influenzeranno le nostre vite. Guardando al presente, possiamo constatare che l' uso spropositato delle tecnologie digitali di consumo e l' uso stesso del world wide web, se da una parte permette il libero scambio di informazioni, dall' altra limita e condanna il livello culturale medio dei singoli. L' uomo è per natura incline alla comodità e l' inganno del www, lascia credere all'utente medio che un risultato di ricerca cliccato su google, sia il traguardo della sua personale indagine.

"In un mondo dove il web oscuro è 500 volte più grande dell’internet visibile, dove si possono monitorare tra il 70 per cento delle chiamate telefoniche mondiali; dove osservando i numeri di telefono si possono prevedere gli spostamenti futuri al 90 per cento, dove attraverso i like che lasciamo su Facebook è possibile capire se siamo gay, musulmani o il nostro redito, dove con un click si può destabilizzare una multinazionale, interrompere le trasmissioni da un satellite spia e truccare le elezioni dobbiamo renderci conto che più aumentano i poteri delle tecnologie più c’è bisogno dell’insostituibile fattore umano per dare un’anima alle informazioni e disvelare le menzogne della società della disinformazione imperante dove la verità viene ridotta a mera opinione”. Queste le parole di Mario Caligiuri, professore straordinario all’Università della Calabria, uno tra i primi a introdurre lo studio scientifico dell’intelligence in Italia negli atenei, promuovendo master, centri di ricerca, convegni e collane editoriali. Direttore del master in intelligence presso l' Università promuove il percorso che si pone l’obiettivo di formare professionisti in grado di trattare le informazioni per assumere decisioni indispensabili alla sicurezza.

“L’intelligence dovrebbe diventare materia di studio nelle università italiane” dal momento che “è uno strumento decisivo per gli Stati, per le imprese ma anche per tutti i cittadini, per sopravvivere nella odierna società della disinformazione digitale, dove è fondamentale imparare a raccogliere, analizzare e utilizzare le informazioni”, nonché “difendersi da cyber attacchi sempre più sofisticati” Il professor Mario Caligiuri è autore di numerosi libri fra i quali: Cyber Intelligence. Tra libertà e sicurezza; Aldo Moro e l’Intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere.

Abbiamo rivolto al professore, alcune domande riguardanti i temi che più appassionano ed allo stesso tempo preoccupano il popolo della rete: Professor Caligiuri, le distorsioni della realtà nel loro complesso, messe in atto con prepotenza nel world wide web, per scopi lucrosi o propagandistici, quanto influiscono sul livello culturale e sul progresso della società? Sull’abbassamento medio del livello culturale moltissimo, sul progresso, nell’accezione di Pasolini, influiscono addirittura in negativo, in quanto non perseguono la reale promozione umana, che è certo composta da bisogni materiali ma anche spirituali.

In che modo, l' intelligence e la cyber-intelligence possono operare, per porre rimedio all' alto tasso di ignoranza derivante dalle distorsioni della realtà che avvengono tramite i media, incluso il world wide web? Sostiene lo storico israeliano Yuval Noah Harari che “oggi il vero potere è sapere quali informazioni ignorare”. Pertanto è decisivo individuare le informazioni davvero utili per comprendere la realtà. In tale quadro, la cyber intelligence, nelle galassie in via di espansione delle informazioni che circolano sul web, ci aiuta a distinguere il segnale - quello che ci avvicina alla realtà - dal rumore - che al contrario è quello che ci allontana dalla comprensione di quanto ci circonda.

Negli ultimi anni sono venute alla luce figure come il blogger, la micro celebrity e l' influencer; nell' ambito della disinformazione intenzionale, quanto incidono ed hanno inciso nella società? In genere, si tratta di utili idioti. Che operano, spesso senza saperlo, per conto terzi: le grandi compagnie che sono i padroni del web, che sviluppano algoritmi che influenzano gli stessi influenzatori. L’obiettivo è l’utilità economica. Che dire se Chiara Ferragni su Instagram ha più di 15 milioni di followers e Papa Francesco ne ha meno di 6 milioni? Occorrono commenti?

La dinformazione messa in propaganda negli ultimi anni, ha portato alla creazione di movimenti più o meno rinomati, che contano centinaia, spesso migliaia di seguaci, come il terrapiattismo, o le varie teorie cospirazioniste; d' altro canto altrettante centinaia e migliaia di persone credono che la disinformazione e la creazione di determinati movimenti sia pilotata e che ci sia la volontà di portare la popolazione ad un sempre più basso livello culturale, qual' è la sua opinione al riguardo? Non esistono complotti, cioè manipolazioni oscure perché sono tutte davanti agli occhi di tutti. Occorrono occhi nuovi per vederle: cioè la capacità di distinguere il vero dal falso, la realtà dalla menzogna. Non è affatto un comportamento automatico ma occorre costruirlo attraverso l’educazione. Ed è davvero molto difficile farlo quando, per esempio nel nostro Paese, oltre il 75 per cento non sa comprendere una semplice frase nella nostra lingua. Crede che le nuove tecnologie, sempre più in simbiosi con l' essere umano, potranno aiutare lo sviluppo socio economico del paese? A condizione di saper utilizzare e controllare le tecnologie. Circostanza non certo facile. Lo sviluppo delle reti neurali e dell' intelligenza artificiale potrà costituire un ulteriore rischio per la sicurezza? Come anticipava Stephen Hawking potrebbe anche rappresentare la fine dell’umanità.

Con lo sviluppo tecnologico in ambito militare, sarà sempre più possibile combattere guerre a distanza grazie ai droni ed ai nuovi sistemi di pilotaggio che seppur guidati avranno sempre più autonomia. Ci troveremo presto di fronte anche a nuovi sistemi di propulsione che incentiveranno sempre più l' uso dei droni, non solo per scopi militari, ma anche nell' ambito della sicurezza. Volendo fare una previsione, quale panorama geopolitico potrà presentarsi negli anni a venire? Le guerre saranno sempre di più di natura culturale ed economica e vedranno il web come campo di battaglia e le informazioni come armi privilegiate per azioni psicologiche e di disinformazione. Sul terreno vedremo sempre più droni è sempre meno persone. Il che potrebbe rappresentare, per taluni aspetti, un vantaggio innegabile.

Il diritto della persona virtuale e del suo equivalente fisico, è un tema molto controverso; come, la cyber-intelligence può aiutare a tutelare il diritto di ogni individuo e garantire la libertà dei singoli? Con metà della popolazione mondiale collegata ad internet, gli Stati prestissimo dovranno elaborare due distinte politiche: una per i cittadini fisici e un’altra per i cittadini virtuali. La cyber intelligence sarà sempre di più in mano agli Stati che sorveglieranno sempre di più i cittadini e soprattutto ai signori del web che praticamente annulleranno la privacy delle persone, anticipando tendenze e desideri. Ricordiamoci che “Google ci conosce meglio di nostra madre”. Quindi occorre consapevolezza umana più che cyber intelligence. E poi, per ribadire la prevalenza del pensiero sulle macchine, non era proprio Steve Jobs ad affermare che “Baratterei tutte le tecnologie che possiedo per una serata con Socrate”

Alla luce delle nuove realtà politiche del nostro Paese, con la nuova visione dell' Europa che ne consegue, sarà possibile creare un interazione efficace e produttiva fra intelligence, cyber-intelligence e politiche internazionali? L’intelligence si giustifica perché persegue innanzi tutto l’interesse nazionale nel mondo. Ma sono i responsabili della vita pubblica che li orientano. Se, ovviamente, ne sono in grado e se comprendono che il ruolo dell’Italia nell’ambito internazionale va tutelato e promosso ogni giorno: non è un gioco di società dove tutti si fingono attori oppure una terra incognita di cui nessuno comprende i confini.

La microcriminalità e la criminalità organizzata che operano nel "dark web" a suo parere, prenderanno sempre più piede o siamo di fronte ad un prossimo cambiamento in questo ambito? La criminalità ha dimostrato di essere in molti casi più avanti degli Stati sia nella comprensione dei fenomeni sociali che nell’uso delle tecnologie. Bisogna attrezzarsi presto. E più che a livello tecnico occorre farlo sul piano politico, individuando classi dirigenti meno improbabili, autoreferenziali ed improvvisate. Altrimenti il destino è già in gran parte segnato.