L'Uomo di Altamura patrimonio dell'umanità

intervista al dr. Francesco Fiore

di Margherita Chiara Immordino Tedesco

e Francesco Palladino

Immaginate il Pianeta vergine, radure, boschi, uomini e donne che vivono di caccia e di ciò che la terra aveva da offrire 150.000 anni fa. Immaginate un uomo che si allontana dalla sua gente, e malauguratamente cade in un apertura nel terreno corrispondente ad una serie di grotte. Ora, senza bisogno di viaggiare ulteriormente con la fantasia, potete vederlo davanti a voi, è l'Uomo di Altamura, nostro antico progenitore. Un Neanderthal risalente all'Era Paleolitica, le cui ossa sono giunte fino all'Età moderna.

Perfettamente conservato, è considerato l'Homo Neanderthalensis più antico del quale siano stati rinvenuti i resti. Stalagmiti e stalattiti, in una cornice calacarea, racchiudono quello che è uno dei più preziosi reperti archeologici della nostra penisola. Assieme al suo scheletro furono rinvenute ossa di animali di vario genere, rendendo la grotta un impareggiabile scorcio della vita dei nostri antenati nell'Era Paleolitica.

Come possiamo leggere in una pubblicazione dell'Università di Padova dell'8 Agosto scorso:

"Il DNA del cromosoma Y, cioè il paterno, si è attestato su una data decisamente più recente e compresa tra 100.000 e 50.000 anni fa; fissando la venuta al mondo dell’Homo sapiensa a circa 160.000 anni fa. [...] l’analisi molecolare ha già dimostrato l’incrocio tra specie. E in particolare, oggi consideriamo provata sia l’evidenza di una piccola percentuale di incroci (circa il 4 per cento) tra l’Homo sapiense l’Homo neanderthalensis sia che le due sono specie diverse e che non sono mai esistite forme di transizione tra esse. Nel nostro DNA insomma ci sarebbe una piccola parte di DNA neandertaliano, appunto quel 4 per cento, acquisita per introgressione. - l' introgressione non è altro che l'acquisizione di patrimoni genetici non per ibridazione diretta ma tramite ibridi e specie parentali- Allo stesso modo l’Homo Sapiens potrebbe essersi incrociato in minima parte anche con l’Homo erectus, perché che le specie non sono entità genetiche assolutamente chiuse, a differenza di quanto si riteneva in passato.

Gli studi molecolari hanno stimato che l’Homo sapienssia uscito dall’Africa per andare verso oriente tra 75.000 e 62.000 anni fa e che sia arrivato in Australia e Nuova Guinea circa 50.000 anni fa. Recentemente sono venuti alla luce dei reperti fossili di Homo sapiens in un sito archeologico della Cina meridionale datato tra 120.000 e 80.000 anni fa e come si vede i due dati sono tra loro coerenti relativamente all’antichità della nostra migrazione in oriente".

 

Con l'Uomo di Altamura, saremmo di fronte ad un Neanderthal "purosangue" quindi, originario del nostro amato continente europeo, antecedente all'incontro con l'Homo Sapiens.

Il coordinamento europeo "salviamo l'uomo di altamura"e il movimento culturale "ORA" hanno come loro fine ultimo il proseguimento della ricerca scientifica tutelando l'abside che preziosamente conserva lo scheletro, salvaguardando la struttura e i preziosi reperti da azzardate e potenzialmente distruttive ipotesi di intervento, da parte di gruppi di studio che, in varie occasioni, proposero di rimuoverlo dal sito originario. Stimato promotore delle due realtà associative, è il dr.Francesco Fiore, che abbiamo intervistato per approfondire l'argomento:

Dottor Fiore Cosa sappiamo ad oggi sull'Uomo di Altamura?

I resti scheletrici dell’Uomo di Altamura rappresentano un unicum su scala planetaria. Inoltre, non solo i resti del neanderthal sono di singolare importanza scientifica e paleoantropologica ma l’intero contesto carsico e oggetto di straordinario interesse, in quanto, la grotta che lo contiene è custodia di diverse informazioni per la presenza di fossili animali di gran lunga precedenti al fossile umano.

Possiamo considerare i resti scheletrici del Neanderthal di Altamura il più antico e meglio conservato del pianeta?

Decisamente sì. Sia per longevità ma soprattutto per come, naturalmente, si è conservato grazie al singolare microclima esistente nella Grotta di Lamalunga: gli studi finora effettuati ci dicono che è vissuto tra i 125 e i 187 mila anni fa e quasi inspiegabilmente, la sua conservazione, consente di essere uno straordinario scrigno di moltissime informazioni scientifiche di grandissimo valore.

Con il passar degli anni e con le nuove tecnologie è stato possibile l'utilizzo dello scanner laser e della fotogrammetria, riuscendo così a ricostruire lo scheletro del famoso Neanderthal per intero. Innovazioni tecnologiche future, potrebbero permettere analisi più approfondite e rendere accessibile il sito archeologico al pubblico?

Moltissimi esperti, di indiscussa levatura, ritengono di sì. Ed è per questo, oltre che per una questione di vincoli ambientali e giuridici, che riteniamo violenta ed inspiegabile l’insistenza del gruppo di studi guidata dal Prof. Giorgio Manzi nel voler estrarre parte o l’intero reperto fossile dall’abside che lo ha conservato magnificamente per un lasso di tempo così lungo.

 

Quali sono nello specifico le attività del coordinamento europeo "salviamo l'Uomo di Altamura" ed il movimento culturale "ORA"? E quali le sono i tasselli fondamentali e prioritari che permetterebbero la tutela di questo che è a tutti gli effetti, un "patrimonio dell'umanità", oltre che del territorio?

Il Movimento Culturale “ORA” che mi onoro di rappresentare ha fortemente voluto costituire il coordinamento europeo “salviamo l’Uomo di Altamura” con l’intento di sensibilizzare il tessuto associazionistico murgiano ma anche col fine di coinvolgere ed interessare risorse scientifiche e speleologiche riconosciute su scala nazionale ed internazionale. Il Centro Altamurano Ricerche Speleologiche (C.A.R.S) quale realtà che ha il merito di aver rinvenuto il reperto, nell’ottobre del 1993; la Società Speleologica Italiana (S.S.I.) e in modo particolare la Società Italiana di Geologia Ambientale (S.I.G.E.A) con il suo Presidente nazionale il Dott. Antonello Fiore. Queste, sono state realtà scientificamente accreditate, che, negli ultimi anni, hanno dato un forte contributo ed una credibilità scientifica al nostro profondo impegno civico e culturale. Il Movimento Culturale “ORA” in aggiunta alle attività di promozione artistica, ha sposato, in modo particolare, un’accezione latina del termine cultura, ovvero “colére”: abitare un luogo responsabilmente.

 

Lo studio del prezioso sito archeologico è importante anche per un approfondimento di quella che è la mappatura storico genetica dell' essere umano?

Gli esperti, i ricercatori e gli scienziati ci dicono che, ad oggi, è la risorsa più importante rinvenuta sul nostro pianeta in questo senso.

 

Viste le numerose discese in grotta da parte di gruppi di ricerca e analisi, i valori morfometrici ed ambientali di quanto sono variati negli ormai 25 anni trascorsi dalla scoperta dei preziosi reperti? Quali sono i rischi che riguardanti la progressiva alterazione dei suddetti valori?

Sicuramente variazioni si sono verificate. Tuttavia, per determinare la variazione dei valori ambientali necessita che i dati analitici e scientifici debbano essere sottoposti alla presa visione di un comitato tecnico scientifico che, inspiegabilmente, non è ancora partito. Ad oggi, infatti, nonostante la richiesta formale espletata anche dal Parco Nazionale dell’Alta Murgia, mediante una delibera di Consiglio Direttivo datata 19 settembre 2017, non si ha contezza di quanto e cosa dicono i rilievi effettuati fino ad oggi. Questo, per noi, è motivo di grande preoccupazione e di un fare raccapricciante.

 

I paleo-artisti olandesi Adrie e Alfons Kennis, sulla base di una analisi rigorosamente scientifica, realizzarono una fedele ricostruzione dando così un volto all' Uomo di Altamura, nello specifico quali tecniche ricostruttive sono state usate?

I paleo-artisti olandesi avevano già in precedenza realizzato ricostruzioni simili. Questa nello specifico è stata possibile realizzarla grazie al prelievo di un frammento osseo dal quale si è ricavato il D.N.A ed altre informazioni oltre ad altre analisi con tecniche specifiche. E’ per questo che noi siamo fortemente a favore della ricerca scientifica a condizione che non risulti essere invasiva che venga effettuata “in situ”. Esattamente come la legge, in questo caso, prevede.

 

Tornando ai nostri giorni, lo scorso 3 aprile, il consiglio comunale della Città di Altamura ha proposto ed approvato un emendamento, che considera un’alternativa percorribile l'estrazione dei resti scheletrici. Il Governo cittadino, sembra ignorare quindi, la delibera del 19 settembre 2017 che richiamava al rispetto dei vincoli giuridici e paesaggistici esistenti nell’area Parco, con particolare riferimento a Lamalunga dove nel 1993, furono rinvenuti suddetti reperti. Alla delibera del Parco Nazionale, il 28 settembre 2017, seguì la delibera n. 60 di Consiglio Comunale, la quale si imponeva che tutti gli studi scientifici venissero espletati “in situ”, senza dare possibilità alcuna all’estrazione di parti o dell’intero scheletro fossile. Quale sarà quindi il destino di "Ciccillo", l'Uomo di Altamura? Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro?

Infatti, quanto espletato l’ultimo 3 aprile dal Consiglio Comunale altamurano è un atto istituzionalmente deplorevole. Irrispettoso dei vincoli giuridici e paesaggistici esistenti nell’Area Parco Nazionale della Murgia e ancor più inaccettabile sotto un profilo filosofico di conservazione e di tutela della natura e della bellezza. Si aggiunge, inoltre, che tale atteggiamento crea un grave negativo precedente: anziché pretendere dal gruppo di studi la fornitura e la condivisione dei rilievi e dei dati scientifici prodotti negli ultimi tre anni dagli attori del progetto “karst”, finanziato dal MIUR, si consente l’evenienza di una possibile inconcepibile estrazione. Il resto dipende da quanto coloro che hanno davvero a cuore questa grande opportunità, questa risorsa unica al modo, trovino la forza di difenderla con l’unico grande, alto intento di poterla tutelare per consegnarla alle future generazioni.