La nostra editrice Margherita Chiara Immordino Tedesco con il Dottor Maurizio Gardenal a Palazzo della Loggia-Brescia

Nella foto a destra Adrian Haskaj, Console Generale della Repubblica di Albania, con il presidente della regione Molise Donato Toma

Se Lei potesse viaggiare nel Futuro con una macchina del tempo, potendo vedere il Suo Paese tra cinque, dieci , venti anni, come lo immaginerebbe?

 

Sono enormemente fiducioso, perché il mio Paese sarà un Paese ben sviluppato, un Paese europeo. Crescerà molto, specie nel Turismo. Ad oggi, la popolazione albanese è di circa tre milioni su una superficie di quasi 29.000 km quadri, simile alla stessa Puglia. Vedo l’Albania fra vent’anni, ma anche prima, molto più bella di adesso, sviluppata nel Terziario e mediante la messa a frutto dei fondi della Comunità europea, attraverso anche i progetti che la Casa comune predispone. Quando vengono aperti i negoziati, si cominciano ad aprire in parallelo nuovi capitoli e speriamo che gli italiani e le Aziende del bel Paese approfittino di questa opportunità, investendo in Albania.

 

In una prospettiva di promozione turistica dell’Albania, ci sono tanti luoghi incantevoli, come ad esempio l’oasi naturalistica del lago di Scutari, habitat prediletto da peculiari specie animali, anche come approdo prima della migrazione. L’aspetto naturalistico è anch’esso un fattore capace di diventare propulsore di un ponte ancor più rafforzato tra le Nazioni?

 

Certamente. L’Albania non è solo Tirana, non è solo le sue Coste. Ci sono le campagne meravigliose, se pur non prive delle loro difficoltà e ci sono luoghi incantevoli, che è auspicabile che il mondo riscopra. Parliamo di oltre mille e seicento siti, anche archeologici, compresi fra due Mari, con paesaggi variegati tra loro. Ci sono tanti viaggiatori che vanno in Albania per visitare questi luoghi, dal Nord al Sud. Tutti i turisti che vengono in Albania – tedeschi, polacchi, cechi, olandesi… – sanno già esattamente dove vogliono andare. Ci sono anche Città-museo, come Berat e Argirocastro, ricche di storia e di cultura, tutte da visitare.

 

Oggi l’Albania è in continuo mutamento e sviluppo, tanto che si dice che da un anno all’altro si potrebbe non riconoscere lo stesso luogo che si è precedentemente visitato: è vero?

 

Un albanese che manca da cinque, dieci anni, ritornando, rischia di non riconoscerla, è vero. Abbiamo un forte sviluppo a livello urbanistico, politico, culturale e artistico. Uno sviluppo velocissimo. Abbiamo eliminato la burocrazia che stava dietro la realizzazione dei progetti, di comune accordo con le nostre Istituzioni.

 

Il Turismo e l’ospitalità sono tradizionalmente considerati sacri per il popolo albanese?

 

Assolutamente sì, lo confermo.

 

Com’è infine il rapporto del popolo albanese con la Religione?

 

In Albania esistono quattro differenti tipologie confessionali. La mia generazione è stata senz’altro penalizzata dal regime dittatoriale. Siamo cresciuti senza la Fede, nelle scuole c’era solo ateismo. Mia nonna era costretta a praticare i riti religiosi in segreto, perché era vietato credere e applicare il culto. Abbiamo trentotto Martiri della Chiesa cattolica. Mia moglie è ortodossa, io sono mussulmano e mio figlio è nato e cresciuto in Italia. Un vero e proprio mix di culture, eloquente frutto di un’integrazione a tutto campo.

Il ponte adriatico con l’Italia

Dialogo con Adrian Haskaj, Console Generale della Repubblica di Albania a Bari

 

di Margherita Chiara Immordino Tedesco

e Francesco Fiore

 

a cura di Francesco Palladino

C’è molta attesa per gli importanti lavori di potenziamento del traffico commerciale via mare tra Albania e Italia. A che punto sono stati condotti sinora?

 

Proprio in questi giorni abbiamo avviato alla sua conclusione la parte fondamentale di un progetto iniziato quasi due anni fa con l’AdSP di Bari (Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Meridionale, NdR). Per agevolare e incrementare il traffico marittimo tra l’Albania e l’Italia, sono stati investiti un milione e seicentomila euro. Abbiamo trovato una via ancor più breve di quella prevista, per realizzare una solida intesa su questo piano di sviluppo economico di grande rilievo e interesse anche per noi albanesi, che, con l’aiuto della Regione Puglia, del Comune di Bari e, appunto, dell’Autorità portuale locale, sta per compiersi. Sono molto felice, innanzitutto perché in tal modo ci siamo riusciti ad assicurarne il perfezionamento e, in secondo luogo, perché ne abbiamo accorciato i tempi di parecchio, tanto che nel giro di qualche mese sarà già completamente operativo. Una sfida ambiziosa e avvincente, in passato rimandata, ma che finalmente andrà dunque a buon fine.

 

Il popolo albanese ha avuto una spiccata capacità di rendersi molto disponibile a conformarsi con il nostro Paese, con la nostra cultura, con le nostre tradizioni. Ci conferma che è fra i Popoli europei che forse più amano l’Italia?

 

Le radici delle relazioni bilaterali fra i nostri Popoli e i nostri territori sono secolari e viscerali, tanto da aver avuto origine quando ancora i nostri Paesi non avevano i nomi che attualmente hanno. Dal 1443 al 1468, con il nostro eroe cristiano Gjergj Kastrioti Skënderbeu – noto a tutti come Scanderbeg e celebrato nel 2018 anche dal presidente Mattarella e da papa Bergoglio – abbiamo impedito all’Impero turco-ottomano di invadere l’Europa.Venendo ai tempi di oggi, gli albanesi originari di quelle terre di allora, per via degli esodi – ultimo quello del 1991 – si sono suddivisi ad abitare in diversi Stati. Come voi sapete, l’Albania è stata martirizzata dalla dittatura comunista, ma già prima, dal 1913, molti dei territori albanesi furono ceduti alla Jugoslavia e alla Grecia. Oggi, in Macedonia come in Montenegro e in Kosovo, le comunità albanesi si sono allineate ai progressi europei in corso, dando un loro significativo contributo politico, come “ago della bilancia”. Posso affermare con molto orgoglio che la comunità albanese è quella meglio integrata in Italia. Siamo più o meno 450.000, regolarmente registrati in Italia, dei quali lavorano in più di 300.000. Gli altri, per esempio rumeni o cinesi, sono di fatto ancora più numerosi, ma non arrivano a 250.000 iscritti nelle liste dell’I.N.P.S. Sono dunque molto fiero che tutti i cittadini di origine albanese siano un esempio consolidato di convivenza armoniosa. Siamo un popolo lavoratore, come lo siete da sempre anche voi. Diamo un contributo in Italia e, in parallelo, l’italianità in Albania è sempre straordinariamente vincente e quasi tutti parlano o comunque capiscono bene la lingua italiana. Cooperazione e integrazione sono le parole d’ordine.

 

Il modello economico italiano è stato ereditato come punto di riferimento e di sviluppo, mentre altre popolazioni dei Balcani si sono chiuse, subendo loro malgrado le dittature. Il Vostro è oltretutto uno dei primi Paesi che è meglio in grado di finalizzare i contributi messi a disposizione dalla Comunità europea. Molte aziende italiane hanno impiantato delle proprie succursali in Albania e viceversa. Ci vuole raccontare meglio questa proficua cooperazione tra Italia, Albania ed Europa?

 

Dal 1991, i primi scambi commerciali furono con la Turchia e con la Cina. Gli albanesi che sono via via faticosamente arrivati in Italia, hanno favorito il rafforzarsi di un vero e proprio ponte fra Italia e Albania. Prendo come esempio la mia storia. Sono arrivato negli anni ’90. Ho lavorato, ho fatto un po’ di tutto, dal cameriere, al bracciante in campagna, all’operaio in fabbrica. Dopo un anno – e una settimana, esattamente – ritornai nella mia terra natia con l’aiuto di alcuni amici italiani, esportando il know-how acquisito, per aprire un’attività che commercia ed esporta caffè (Moncafé), partendo da una torrefazione molto modesta arrivammo a grandi risultati. Iniziarono da un garage e con delle confezioni tipicamente argentee e“anonime”. Oggi loro sono arrivati a istituire un brand, con un impianto di torrefazione da un milione di euro, mentre io ho un’azienda a conduzione familiare, che fattura otto milioni di euro l’anno, avvalendoci di tecnologie tutte italiane. Abbiamo esportato in Albania il piacere di bere il caffè e inoltre offriamo corsi di formazione per baristi, insegnando loro come si prepari un buon cappuccino o un eccellente espresso, formando anche tecnici che andranno a operare su macchinari di alta gamma e rigorosamente italiani. Una storia di successo Italo-Albanese.

 

Quali sono stati gli effetti del regime comunista?

 

Devastanti. Era vietato anche guardare la TV italiana, come pure quella tedesca. Io sono un ingegnere elettronico e devo confessare che a volte modificavamo di nascosto degli apparecchi, per permettere alle persone di vedere i canali esteri. Si rischiava anche la galera per questa libertà. Dopo quarant’anni di buio, dopo la caduta del Regime, tutti volevano scappare dall’Albania. Non avevamo nessuna forza monetaria. Gli albanesi ripartirono da “meno zero”. Ogni albanese ha una sua storia diversa di successo individuale. Ora che siamo un Paese in crescente sviluppo, abbiamo il desiderio di ricambiare le opportunità che ci sono state offerte dal popolo italiano, che ci ha generosamente accolto e ospitato. Siamo grati di ciò e ci piace essere riconoscenti.

 

Ci vuole raccontare invece la Sua successiva carriera diplomatica: come è nata la Sua passione per la Diplomazia?

 

Quasi cinque anni fa a Bari venne nominato il console Ermal Dredha – mio amico di Valona – e cominciai a dargli una mano con la lingua italiana e con la cultura della cara Puglia. Gli dissi che non volevo alcun compenso, ma che lo avrei fatto volentieri per il mio Paese e per due anni fu così, affiancandolo specie per gli sviluppi in ambito commerciale. Dopodiché lui ha ricevuto l’incarico di Ambasciatore negli Emirati Arabi e a me hanno proposto di subentrargli come Console generale, vista anche la mia radicata conoscenza del territorio.

 

Che tipologie di richieste Le arrivano e che tipo di agevolazioni, di aiuti riesce a fornire alla Sua comunità?

 

Principalmente per tutto ciò che riguarda la documentazione formale per muoversi in Italia. Siamo una squadra di sole sette persone, ma offriamo i servizi di cui hanno bisogno le famiglie e i singoli albanesi. A differenza di altri Consolati, per fortuna, riesco a far proseguire la nostra assistenza anche fuori orario. Senza contare le numerose attività e gli eventi da noi costantemente promossi.

 

Qual è la situazione occupazionale oggi in Albania?

 

Sfortunatamente abbiamo ancora un tasso di disoccupazione ancora alto, al 13%.

 

Non molto diverso dall’Italia, quindi, dove la disoccupazione giovanile è addirittura attorno al 40%, purtroppo?

 

Purtroppo sì, infatti. I dati dell’Italia ultimamente sono peggiorati. Lo stesso debito pubblico è arrivato al 130%, senza che oltretutto ciò si accompagni a un tasso di crescita che tutti auspichiamo possa consolidarsi presto.

 

Cosa ci può dire riguardo la sicurezza in Albania, per ovviare a pregiudizi e luoghi comuni?

 

Per fare un esempio, a Tirana, la reattività delle Forze dell’ordine è impeccabile. Dal momento in cui viene segnalato un qualunque illecito, il massimo del tempo che può impiegare una volante a intervenire è di soli sette minuti. Inoltre, grazie al Consolato, l’Italia è sempre attivo un incessante scambio di informazioni, attraverso una cooperazione efficace, diretta e immediata.