di Elvio Bordignon

e Margherita Chiara Immordino Tedesco

Fondazione Benetton da via Roggia - foto di Corrado Piccoli

La Fondazione Benetton Studi Ricerche, con sede nel centro storico di Treviso nei palazzi Bomben e Caotorta, è stata costituita nel 1987 per iniziativa dei fratelli Benetton. Presieduta da Luciano Benetton e diretta da Marco Tamaro, può contare su uno stabile gruppo di lavoro che, con la collaborazione di comitati scientifici composti da studiosi ed esperti attivi sul piano internazionale, svolge attività di ricerca nel vasto mondo del paesaggio e dello studio dei luoghi, in quello della storia e civiltà del gioco e dei beni culturali. Nell’ambito degli studi sul paesaggio, ogni anno, a un luogo «particolarmente denso di valori di natura, di memoria e di invenzione» è dedicata una campagna di studio e di cura denominata Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino. Nel 2019 il Comitato scientifico della Fondazione designa “I giardini del tè di Dazhangshan”. Wuyuan, Jiangxi, Repubblica Popolare Cinese. Nelle precedenti e più recenti edizioni, il Premio era stato dedicato a luoghi situati in Egitto, Svizzera, Finlandia, Siria, Benin, Islanda, Bosnia-Erzegovina, Italia, Kazakistan, Spagna. Altri importanti appuntamenti annuali sono, ad esempio, quelli costituiti dalle Giornate internazionali di studio sul paesaggio e dai laboratori progettuali. Vengono inoltre assegnate periodicamente borse di studio a carattere residenziale. Gli studi sulla storia e civiltà del gioco costituiscono un campo di lavoro specifico riconosciuto dalla comunità scientifica nazionale e internazionale e costituisce anch’esso un’area di eccellenza della Fondazione. A partire dal 2016 la Fondazione bandisce due premi annuali destinati a giovani studiosi per saggi originali sul tema del gioco, della festa, dello sport e, in generale, della ludicità; l’iniziativa intende proseguire la lunga esperienza fatta dalla Fondazione assegnando, nel corso di un trentennio, oltre 70 borse di studio per laureati di vario livello e grado accademico. Al centro di queste attività vi è la pubblicazione della rivista scientifica «Ludica. Annali di storia e civiltà del gioco» e dell’omonima collana. Le iniziative dedicate agli studi e attività nel campo dei beni culturali si articolano in vari settori: musica, letteratura, teatro, cinema, arti. Tra i progetti speciali: Imago Mundi, la raccolta di tele di piccolo formato, promossa da Luciano Benetton; la ricerca Treviso Urbs Picta; Musica antica in casa Cozzi, un programma di concerti, corsi di perfezionamento e laboratori; Navigare il territorio, progetto di valorizzazione territoriale attraverso il patrimonio culturale, destinato alla comunità di Fiumicino (Roma), con azioni dedicate soprattutto alla popolazione scolastica. Nell’ambito dell’attività di cura dei patrimoni storici rientra anche il recente restauro della chiesa di San Teonisto a Treviso, fortemente voluto da Luciano Benetton. Oggi la bellissima chiesa si offre quale luogo di cultura in grado di ospitare eventi di respiro internazionale il cui programma è gestito dalla Fondazione stessa. Alla scuola la Fondazione dedica un’attenzione particolare. Sono in corso anche numerose collaborazioni con istituzioni pubbliche e private, in particolare con il mondo dell’università dove uno dei principali frutti è stato senza dubbio il progetto e concorso nazionale Articolo 9 della Costituzione, volto a sensibilizzare i giovani alla conoscenza e salvaguardia del patrimonio culturale, paesaggistico e scientifico italiano, organizzato con i Ministeri per i Beni e le Attività Culturali e dell’Istruzione, in collaborazione con il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati e il Ministero degli Affari Esteri. Il lavoro di studio e di ricerca della Fondazione Benetton è sostenuto dal suo centro documentazione, aperto al pubblico e articolato in Biblioteca, Cartoteca e Archivio, ricco di oltre 72.000 volumi, 100 periodici in abbonamento, 12.000 cartografie, 60.000 fotografie e viene divulgato e promosso attraverso la pubblicazione di riviste, collane e monografie a cura dell’area editoriale che caratterizza la Fondazione dal 1993, e che ha visto la cura e pubblicazione, a oggi, di oltre un centinaio di titoli, negli ambiti dello studio del paesaggio, della storia veneta, della storia del gioco e dei beni culturali. La Fondazione Benetton è il cuore pulsante delle attività culturali di Treviso con una visione e un respiro di carattere internazionale. Gli apprezzamenti da parte di Istituzioni, turisti, scuole, enti, non si contano più e continuano ad aumentare. Un progetto nei progetti che merita qualche riga in più è anche Imago Mundi, un’idea non profit di arte contemporanea promossa da Luciano Benetton sotto l’egida della Fondazione Benetton Studi Ricerche: artisti di tutto il mondo, affermati ed emergenti, si confrontano con lo stesso supporto, una tela delle misure di 10 x 12 cm. Fino a oggi sono stati coinvolti circa 25.000 artisti da più di 150 Paesi e comunità native. Gli artisti sono promossi internazionalmente attraverso i cataloghi, la piattaforma imagomundiart.com, Google Arts & Culture e con la partecipazione a rassegne ed esposizioni. Imago Mundi è un’idea di Arte e di Mondo senza confini, è una mappa in divenire democratica, collettiva e globale propria delle culture umane. Questo si può dire è lo spirito che fin da subito ha guidato i fratelli Benetton (Luciano, Gilberto, Carlo, Giuliana) lungo tutta la loro storia che ha coinciso anche con la storia italiana. I paesaggi infatti sono cambiati così come sono cambiati gli usi e i costumi, le case e le fabbriche, il modo di produrre beni e di comunicare. Una Fondazione quindi che si occupa di studiare come si modifica un paesaggio, inteso come il tutto, è molto importante perché l’uomo fino a prova contraria è inserito in un contesto preciso che cambia continuamente ma paradossalmente rimane lo stesso nella sua sintesi profonda. In proposito, il lavoro del direttore Tamaro con il suo staff selezionato è stato ed è molto prezioso perché segue nella quotidianità ogni forma di mutamento antropologico e geologico ma al contempo è volto a raccogliere con cura indizi preziosi che riemergono continuamente dal passato. Quegli indizi che possono darci anche ispirazioni per il futuro che ci attende. Un futuro certamente fatto di attenzioni per il nostro delicato eco-sistema culturale.

Guardando Linkedin mi ha impressionato un post di una cartina geografica dell’Italia con segnalate in rosso le Regioni e le aree al loro interno maggiormente sfruttate (in Italia il record spetta a un piccolo comune del veronese). Il Veneto purtroppo è la peggiore, però senza focalizzarsi su una area precisa qual è per la Fondazione Benetton il concetto di suolo e del suo utilizzo e come vi si potrà rimediare pensando a un futuro sostenibile?

Il problema non è solo del Veneto, ma abbastanza generalizzato, tanto che l’Europa si è data l’obiettivo di arrivare al consumo di suolo pari a zero entro la metà di questo secolo. Il Veneto ha però una particolarità: è tra le poche regioni d’Italia a essersi dotata di uno strumento legislativo per il controllo del consumo di suolo, eppure continua a essere in testa alla classifica. Questo significa due cose. Primo: lo strumento adottato dal Veneto non è evidentemente abbastanza efficace e lascia troppe opportunità di deroga. Secondo: l’attuale fase storica, che possiamo dare per iniziata con la crisi economico finanziaria del 2008, non si è chiusa con un glorioso ritorno della crescita economica, ma con una stasi – siamo vicini alla recessione – che ci mette tutti in una condizione di non saper bene cosa fare per uscirne. Mi sento di affermare che, dopo i ruggenti anni della ricostruzione – il secondo dopo guerra – ci ritroviamo a fare i conti con un modello di sviluppo che sta mostrando tutti i suoi limiti e non ci rendiamo conto che non possiamo continuare a fare affidamento sul settore edilizio per il sostentamento dell’economia, è necessario trovare altri modelli e, se proprio si deve costruire, bisogna prima demolire.

Da piccolo sentivo spesso dire in giro che ‘in Italia con la cultura non si mangia’. Così, quasi per non darla vinta a un sentimento diffuso, mi diplomai al liceo artistico e poi mi laureai in pubbliche relazioni. Il decennio sta per finire e il 2020 è alle porte. Oggi, chi come me ha creduto e crede ancora nella Cultura intesa come beni culturali e paesaggi da proteggere e da far conoscere deve nutrire ancora speranze?

Il rapporto tra cultura ed economia vive in Italia una situazione abbastanza schizofrenica, dove convivono persone convinte che investire in cultura sia del tutto inutile – quasi fosse un divertissement per intellettuali – con altri che, dotati di una buona dose di cinico pragmatismo, sono artefici di politiche di autentico saccheggio mercantilistico dei nostri beni culturali: basta vedere il livello di sovrasfruttamento turistico cui sono sottoposte le nostre famose città d’arte. Ma non si deve affatto perdere la speranza, perché ci sono anche molti buoni segnali che arrivano dal territorio italiano in cui la promozione dei beni culturali diventa motore di sviluppo delle comunità locali.

 

I beni culturali sono anche un motore perfetto per l’economia italiana perché ce li abbiamo (cosa importante e non scontata), e negli ultimi anni abbiamo assistito a un graduale recupero che però sembra non basti mai perché viaggiando o vedendo qualche reportage si viene a sapere di molti siti abbandonati e in attesa di finanziamenti. La Fondazione ha una sua precisa idea di recupero dei beni da suggerire?

La ricchezza di beni culturali in Italia è tale da rendere del tutto evidente che lo stato non se ne può occupare da solo. Serve un’intesa pubblico privato basata su un’equilibrata e leale collaborazione, con forme di incentivo fiscale – l’art bonus ha gettato delle buone basi – per rendere particolarmente allettante per un privato investire in restauro e gestione del patrimonio culturale. Il tutto deve essere fatto tenendo a mente le diverse esigenze del privato e della collettività, nel rispetto di tutti. La Fondazione Benetton ha maturato una notevole esperienza in questo campo, per merito del nostro presidente, il signor Luciano Benetton, che ha sempre avuto un’attenzione non comune per il recupero e il restauro del patrimonio culturale. Basti pensare a Villa Minelli a Ponzano Veneto, quartier generale della Benetton Group; ai palazzi Bomben e Caotorta e alla chiesa di San Teonisto a Treviso, sedi della Fondazione; alle ex carceri asburgiche di Treviso diventate un luogo dedicato all’arte contemporanea (le Gallerie delle Prigioni); e ancora ad altri spazi di recente acquisizione, in corso di restauro.

So che portate avanti progetti di valorizzazione anche fuori dal Veneto. Ce ne può parlare?

Uno dei progetti più stimolanti che abbiamo portato avanti in questi anni è l’iniziativa denominata Navigare il territorio. Dopo aver appreso che nel comune di Fiumicino esiste una zona archeologica poco nota e visitata – quella dei porti imperiali di Claudio e Traiano, Portus – abbiamo colto l’occasione di occuparcene, dataci dall’azienda che gestisce l’aeroporto di Fiumicino, che per vicende legate alla realizzazione di nuovi terminal aveva avuto come prescrizione l’obbligo di avviare delle azioni di valorizzazione nell’area archeologica vicino alle piste. Abbiamo dunque avviato un progetto di “animazione territoriale”, volto a superare la distanza che nel tempo si era creata tra la popolazione residente e questo importante bene culturale. In pochi anni gli accessi annuali sono passati da poche migliaia a oltre 25.000, con attività di laboratorio per i ragazzi delle scuole, che sono arrivati in massa non solo da Fiumicino ma anche dalla vicina Roma.

In un territorio che ha vissuto negli ultimi sessant’anni uno sviluppo convulso e disordinato, il fatto di recuperare il contatto con i propri beni culturali dimenticati ha permesso di attivare un processo virtuoso di crescita culturale collettiva, riconosciuto da tutti, oltre che un’utile occasione di dialogo tra diversi attori che alla scala territoriale si sono trovati spesso in posizioni di contrasto più che di collaborazione: il Parco Archeologico di Ostia Antica, il Comune di Fiumicino, la rete delle scuole locali e Aeroporti di Roma.

Il progetto è tuttora attivo e continua a sortire positivi effetti per tutti.

La gente in città non è molto abituata a guardare in alto e si perde quindi la vista di alcune facciate di case affrescate. I nostri centri italiani sono per lo più risalenti al periodo medioevale dove lo splendore della prima rinascita si poteva ammirare anche attraverso la dipintura delle case. La Fondazione in proposito ha portato avanti il progetto ‘Treviso urbs picta’. Può raccontare di cosa tratta in particolare?

L’antica consuetudine di decorare le facciate degli edifici ha caratterizzato Treviso così a lungo da farla conoscere come “urbs picta”. Dopo anni di disattenzione collettiva per la conoscenza, la tutela e la salvaguardia di questo patrimonio diffuso, abbiamo pensato di riportarlo al centro dell’attenzione, per salvarlo dal rischio di oblio definitivo, avviando, dal 2011, una ricerca volta all’identificazione e allo studio delle facciate affrescate all’interno della cinta muraria della città nel corso dei secoli XIII-XX. La ricerca, condotta da un gruppo di lavoro multidisciplinare, ha portato anche alla pubblicazione del volume in edizione bilingue, italiano e inglese, Treviso urbs picta. Facciate affrescate della città dal XIII al XXI secolo: conoscenza e futuro di un bene comune (vincitore, quest’anno, del Premio Speciale della Giuria del Premio Gambrinus “Giuseppe Mazzotti”), e alla creazione di una banca dati online, trevisourbspicta.fbsr.it, che conserva, su edifici esistenti ed esistiti, tutte le informazioni raccolte attraverso sopraluoghi sul campo, ricerche bibliografiche e archivistiche, e un’accurata campagna fotografica. La banca dati offre la possibilità di attraversare in modo interattivo la mappa del centro storico di Treviso e di visualizzare facilmente (sia da computer sia da dispositivi mobili, dal tablet al telefono) la posizione di tutti gli edifici catalogati. La geolocalizzazione di ogni testimonianza facilita chiunque viva, lavori, attraversi temporaneamente il centro storico di Treviso, o se ne occupi per ragioni di studio e di passione, nell’individuazione degli affreschi e nella scoperta della storia e della memoria collettiva che essi testimoniano. Anche in questo caso il patrimonio culturale può diventare un importante strumento cui legare l’identità delle comunità e diventare, se ben gestito, anche un interessante motore di sviluppo economico: basti pensare all’indotto in termini di cantieri di restauro, e al turismo.

Treviso è anche Sport (ricordiamo il Basket, il Volley, il Rugby, la Formula 1 e le vittorie di Schumacher). So che a fine novembre si terrà un’importante manifestazione in città che coinvolgerà anche la Fondazione Benetton. Potete dare qualche anticipazione circa il vostro coinvolgimento?

Uno dei campi di attività della Fondazione Benetton è la storia del gioco, un’intuizione del professor Gaetano Cozzi che partiva dal convincimento che occuparsi di gioco fosse una cosa molto seria, perché attraverso l’evoluzione dei giochi e delle loro regole si può rileggere in modo originale e utile la storia della civiltà umana, in parallelo con quello che accade agli animali – uomo compreso – che attraverso il gioco, durante la fase della crescita, apprendono la capacità di relazionarsi con il mondo.

A novembre “metteremo in campo” un’inedita alleanza tra il settore di studi sulla storia del gioco e il mondo del Rugby, che vanta una forte tradizione nel Veneto, a Treviso e nella famiglia Benetton. Sarà un’occasione per mettere in contatto realtà che solitamente non dialogano tra loro: quella dello studio filologico dello sport con quella dello sport giocato. È un primo esperimento che ci darà senz’altro buoni stimoli per il prosieguo del nostro lavoro.

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San Teonisto

FONDAZIONE BENETTON: PAESAGGI E NUOVI PATRIMONI CULTURALI DA PROTEGGERE E VALORIZZARE

Intervista al Direttore Marco Tamaro