EUGENIO BENETAZZO: ECONOMIA E SOCIETÀ DELLA NOSTRA EPOCA.

di Elvio Bordignon

e Margherita Chiara Immordino Tedesco

Eugenio Benetazzo è un giovane economista italiano (classe 1973) seguace della dottrina malthusiana e autore di numerosi bestsellers di contenuto economico e finanziario, ed è tra i primi financial influencers in Italia in forza dei milioni di visualizzazioni che hanno i suoi video su YouTube. Laureato in Economia Aziendale, trader professionista e gestore di patrimoni indipendente, vive e lavora tra Italia, Spagna e Malta, è considerato un vero e proprio guru finanziario grazie alla sua capacità di lettura e sintesi del panorama finanziario e socioeconomico della nostra epoca. Le sue opinioni appaiono sempre più spesso sulla stampa finanziaria di settore, autentico personaggio cult nei palinsesti televisivi dei talk show italiani: la sua figura è balzata agli onori delle cronache finanziarie per aver previsto e profetizzato con largo anticipo la crisi finanziaria del 2007/2008 con un pamphlet bestseller contro corrente scritto nel 2006 dal titolo “Aspettando un nuovo 1929” pubblicato da Macro Edizioni.

 

Attualmente ricopre la carica di Presidente in YouChain, il primo incubatore finanziario in Italia strutturato in società per azioni di cui lui stesso è fondatore ed azionista. Benetazzo sprona ad investire istituzionalmente in digital assets sviluppati dalle blockchain di terza generazione. Il suo tour itinerante con live show di informazione e formazione finanziaria ha ormai attraversato tutta la penisola, spingendosi persino in numerosi paesi europei. Le sue analisi macroeconomiche sono richieste da una pluralità di interlocutori economici differenziati tra i quali confindustria, confartigianato, banche di credito cooperativo, ordini professionali, università, fondazioni di ricerca, forze politiche. In Italia rappresenta il primo analista finanziario ad aver compreso e divulgato la mutazione genetica del Bitcoin trasformatosi oramai in uno strumento finanziario non regolamentato ad altissima volatilità.

 

La sua competenza e preparazione è dimostrata anche dalla nomina a consulente tecnico d’ufficio nei tribunali italiani in merito a liti e conflitti di interesse tra istituti di credito e soggetti privati. Sono migliaia ormai in tutta Italia i bloggers che commentano e veicolano i suoi outlook settimanali sulle principali notizie macro economiche italiane ed europee. Recentemente il suo pensiero è stato molto apprezzato anche dalla classe politica italiana che ha iniziato ad abbracciare i punti principali riportati nel suo Manifesto Economico confidando di poter contribuire ad un processo di rinascita nazionale. Consapevole dell’eterno conflitto tra etica ed economia è anche portavoce di un nuovo pensiero di sviluppo economico realmente sostenibile a tutela della biodiversità ambientale, Eugenio Benetazzo spera che altri operatori finanziari possano seguire il suo esempio e si facciano ambasciatori di una nuova coscienza collettiva.

 

Lei è un giovane economista italiano molto seguito e apprezzato soprattutto da chi cerca sempre notizie fuori dal coro. Sul suo canale YouTube si possono trovare molti video in proposito. Prima di addentrarci nel mondo delle criptovalute, una delle sue specialità, può darci qualche previsione finanziaria sulla fine di questo 2019?

 

Gli ultimi mesi non saranno affatto semplici da affrontare. Il noto editorialista egiziano di Bloomberg e capo economista di Allianz Mohamed El Riad ha sviluppato tre trend di mercato riconducibili a tre grandi tematiche: la prima è Brexit, al momento ancora una grande incognita senza sbocco nonostante il recente e rocambolesco cambio di guardia May Johnson; la seconda è data dal nuovo Parlamento Europeo che deve ancora ufficialmente diventare operativo. Mancano ancora delle cariche (il Commissario europeo) mentre ad ottobre usciranno di scena personalità come Draghi, Juncker, Moscovici. Da non sottovalutare anche le spinte sovraniste e le destre nonché l’immigrazione non solo africana che non intende fermarsi; infine la “trade war”, ovvero la nuova guerra fredda voluta sapientemente da Trump per cercare di impedire l’ascesa della Cina e continuare ad essere egemonici. Gli Usa devono in particolare gestire soprattutto la “soft landing”, una fase espansiva prodotta dalle società tecnologiche che si sta esaurendo e porterà a una recessione tecnica probabilmente nel 2020. Recessione che a sua volta impatterà su tutte le altre economie mondiali compresa la nostra che è tra le più deboli e sofferenti. Per questo ogni fase dovrà essere gestita con un “approccio camaleontico” e si dovranno cavalcare le opportunità di mercato al pari dei rischi utilizzando prodotti che permettono di sfruttare la flessibilità del posizionamento degli asset allocation e mitigare nuovi rischi di mercato (bolle comprese).

 

Come si fa oggi a selezionare delle criptovalute su una base di oltre 2300 società presenti sul mercato mondiale al fine di costruirsi un paniere strategico di medio lungo termine?

 

Stiamo parlando di investimenti in asset digitali, la nuova frontiera dopo le famose “dot com” del 1999. Ci può venire in aiuto in tal senso un ente di stato cinese chiamato Center for Information and Industry development (CCID) che si occupa di redigere un indice a sua volta chiamato Global Public Blockchain Technology Assessment Index che viene pubblicato annualmente e revisionato ogni sei mesi. Questo particolare indice valuta il potenziale tecnologico delle blockchain pubbliche a livello mondiale e consente di realizzare una classifica attraverso un punteggio (ranking) calcolato sulla base di tre fattori distintivi: potenziale tecnologico sviluppato in base al business model della criptovaluta, l’applicabilità ovvero dove esso può essere utilizzato dal punto di vista pratico per risolvere bisogni e funzioni specifiche e la creatività cioè il potenziale di scalabilità che potrebbe avere l’asset digitale nel medio lungo periodo. Molto probabilmente questo indice, che al momento costituisce un paniere di 35 criptovalute iperselezionate, verrà utilizzato per l’emissione di ETF (Exchange Traded Fund) a replica fisica o a replica sintetica quando essi saranno finalmente autorizzati dai governi in ambito digitale. In proposito oggi troviamo ai primi cinque posti: iOS, Tron, Ethereum, Steem, Ontology. Il Bitcoin, la prima e la più conosciuta criptovaluta, oggi oscilla soltanto tra il ventesimo e il trentacinquesimo posto.

 

Oggi c’è molta confusione sul mondo delle criptovalute perché tra le altre cose si crede che esse coincidano con la neonata Blockchain e siano la stessa cosa. Ci potrebbe dire qualcosa in proposito per fare chiarezza?

 

Il Bitcoin non è la Blockchain. Ancora oggi a distanza di dieci anni dalla sua creazione si fa molta confusione soprattutto tra neofiti e persone tecnologicamente poco preparate. Si tende a fare una fusione credendo ci sia una unicità tra le due cose, così provo a fare un semplice esempio per far capire la differenza. Immaginiamo il mercato delle auto elettriche. La blockchain è il motore elettrico, poi all’interno del mercato vi sono tante case automobilistiche che producono vetture con quel tipo di motore. Bitcoin e Tesla (per le auto) sono i precursori ma stanno ovviamente arrivando altri e più potenti players perché questo è il futuro ormai tracciato che andrà consolidandosi sempre più. La blockchain è quindi la piattaforma, la base digitale sulla quale correranno tutte le nuove tecnologie tra le quali anche le criptovalute. Al momento non ne esiste una per tutti ma ognuno si sta creando la sua piattaforma, compresi gli Stati che non accetteranno mai di essere “sorpassati” dalle aziende private. In questo senso potranno esistere non solo tante blockchain per ogni azienda, ma anche tante blockchain per ogni settore o mercato. Regolamentarle non sarà affatto una impresa semplice e richiederà anni ed errori.

 

Nel mondo delle criptovalute, il Bitcoin è la più conosciuta tanto che si pensa esista solo quella o sia comunque la più importante (in termini di rendimenti). Si sente parlare però anche di Altcoins. Che differenza c’è?

 

Venti anni fa la bolla speculativa delle “Dot com”, società tecnologiche che oggi fanno capo all’Indice NASDAQ, spazzò via moltissime aziende anche italiane che per prime si affacciarono a quel nuovo mondo. Per fare un esempio oggi vediamo che è sopravvissuta nell’Occidente e per quanto riguarda il settore dei motori di ricerca solo Google (tanto che detta le sue leggi). Con questo tipo di dinamica dobbiamo immaginare la prossima evoluzione digitale nel mondo delle Altcoins ovvero tutte le nuove società nate dopo Bitcoin. Tale evoluzione deve passare attraverso la gestione dei wallet, la gestione dell’attività di trading su determinate piattaforme, la gestione dei servizi di custody, la gestione di tutte le piattaforme per sviluppare le digital application. Attualmente queste gestioni sono in mano a una galassia di società operanti nella stessa ASA (Area strategica d’Affari). Per le “Dot com” ci sono voluti vent’anni prima di arrivare ad avere un dominatore per ogni settore (es. Amazon nella distribuzione), per le Altcoins ci vorranno quindici anni e considerando che le prime criptovalute si sono affacciate nel 2009 siamo ormai vicini alla famosa selezione darwiniana (sperando di non dover prima passare per un’altra bolla speculativa). Oggi bisognerebbe fare, per arrivare a questa scrematura che ridimensionerebbe il caos e le tensioni nei mercati, una disamina più tecnologica che finanziaria e ci si dovrebbe concentrare più sui progetti di efficienza delle architetture e dei protocolli informatici al fine di garantire la sicurezza massima delle operazioni e la privacy degli utenti.

 

Può dirci qualcosa anche su Libra la criptovaluta di Facebook? Cosa potrebbe accadere se in quella che viene chiamata “Criptosfera” Libra diventasse uno strumento accettato per i micro pagamenti e micro credito?

 

È stato recentemente pubblicato un paper che ipotizza tre scenari di mercato per questa global company: non è detto che Libra abbia successo e viene riportato il caso di Google Plus che fallì dopo essere stato lanciato per contrastare l’ascesa di Facebook (la grandezza del player conta relativamente); ci saranno piattaforme e servizi di ricezione di trasferimenti finanziari che accetteranno tanto Libra quanto altre Altcoins a costo zero (come esempio c’è il mondo Windows e il mondo Apple che non si accordano); la fine della criptosfera come peggiore scenario dove Libra diventerebbe una commodity dopo aver assorbito ogni servizio di utilità esistente legato alle criptovalute. Zuckerberg sembra però aver fatto male i conti pensando di sostituire il dollaro americano come ultimo obiettivo e per questo è stato momentaneamente bloccato dal Congresso. Libra infatti rappresenta un progetto pericolosamente centralizzato rispetto alla tipica decentralizzazione che muove le altre Altcoins ad elevata capitalizzazione concepite per gestire i micro pagamenti istantanei in assenza di commissioni. La centralizzazione significa che il vostro wallet può essere soggetto a limitazioni fino al possibile congelamento dei fondi. Libra è stata messa in stato di accusa perché responsabile di minare la sicurezza nazionale (Facebook non ha ancora pagato del tutto per lo scandalo recente di Cambridge Analytica). I mercati hanno naturalmente risentito di questa alzata di scudi da parte dei governi di tutto il mondo contro le criptovalute tanto da produrre nel giro di pochi giorni una consistente contrazione alla capitalizzazione mondiale fino a far crollare le Altcoins. Le community dei traders sono convinte che non si è solo di fronte alla volatilità fisiologica delle criptovalute, quanto a un braccio di ferro che darà incertezza ancora per molto tempo. Da qui sono numerosi i disinvestimenti fatti fino a nuovo ordine. Libra è quindi ora in standby e attende lumi dalle istituzioni per poter proseguire. Forse è possibile una intera ridefinizione dell’architettura finanziaria per essere compliance con le stesse guidelines esistenti, in ogni caso la nuova idea di Zuckerberg desta sospetto anche all’interno della criptosfera perché è chiaro che Libra vuole diventare player dominante fino a riuscire a controllare tutti i flussi finanziari.